1. Non serve a nulla recriminare e pensar troppo a tutto ciò che avremmo potuto fare. Se mi capita di andare in collera, è con me stesso che me la prendo, e questa è la ragione per cui raccomando ai giovani di dirsi incessantemente e di convincersi che il più delle volte: dipende soltanto da loro….

     
  2. (Source: philofobia)

     

  3. "Beh, c’è questo dio, il vostro dio, che piazza un melo in mezzo al giardino e dice: "Ragazzi fate quello che volete ma non mangiate le mele". Guarda un po’, loro addentano una mela ed ecco che lui ti salta fuori gridando: "Vi ho beccati!". Non avrebbe fatto differenza se non avessero mangiato la mela."
    “Perché no?”
    “Perché quando hai a che fare con una mentalità del genere, in trappola ci cadi sempre. Sai cosa avrebbe detto se non l’avessero mangiata? “Ma per dio ragazzi… cioè per me… non potevate prendere un morso dall’albero della conoscenza? Adesso mi tocca cacciarvi perché non sopporto di stare con due ignoranti, io che so tutto”."
    — Douglas Adams, Ristorante al termine dell’universo (via lasbronzaconsapevole)

    (via tatouche)

     
  4. andmaug:

    Le persone che si sognano di notte bisognerebbe chiamarle la mattina, la vita sarebbe più facile.

    da “Les amants du Pont-Neuf” di Leos Carax

    (via tatouche)

     

  5. "Il volto umano sfiorato per via era divenuto uno dei suoi più lancinanti supplizi. Soffriva fisicamente alla vista di certe fisionomie, prendeva quasi per insulti le arie paterne o arcigne di certi visi, aveva voglia di schiaffeggiare quel signore che bighellonava, socchiudendo le palpebre con aria saputa, quell’altro che si dondolava sorridendo alla sua immagine nella vetrina; quell’altro che sembrava agitare un mondo di pensieri, mentre, così corrucciato, divorava pasticcini e cronaca spicciola di giornali. Fiutava in essi una stupidità così inveterata, una tale avversione per le sue idee, un così massiccio disprezzo per la letteratura, per l’arte, per tutto ciò che adorava – avversione e sprezzo radicati in quegli angusti cervelli di negozianti, esclusivamente preoccupati di truffe e di denaro, curiosi solo di politica, questa bassa distrazione degli spiriti mediocri – che rincasava furente e si chiudeva a chiave coi suoi libri."
    — Joris-Karl Huysmans, A rebours (via antiumanistica)
     
  6. antiumanistica:

    Francis Bacon, Lying Figure in a Mirror, 1971

    Gli specchi di Bacon sono tutto ciò che si vuole, fuorché delle superfici riflettenti… In Bacon il corpo si trasferisce nello specchio, vi prende dimora insieme alla sua ombra. Di qui il fascino: non c’è nulla dietro lo specchio, bensì dentro… La Figura non è più solo isolata, essa è deformata, a volte contratta e aspirata, altre volte stirata e dilatata. Il fatto è che il movimento non è più quello con cui la struttura materiale avvolge la Figura, bensì quello della Figura che va verso la struttura e tende al limite a dissolversi nelle campiture. La Figura non è soltanto il corpo isolato, ma il corpo deformato che fugge.

    Gilles Deleuze, Logica della sensazione

     
  7.  

  8. "Si è “civilizzati” nella misura in cui non si esibisce la propria lebbra e si porta rispetto all’elegante falsità costruita dai secoli. Nessuno ha il diritto di piegarsi sotto il peso delle proprie ore. In ogni uomo si cela una possibilità di apocalisse, eppure ogni uomo si adopera per livellare i propri abissi. Se ognuno desse via libera alla sua solitudine, Dio dovrebbe ricreare il mondo, la cui esistenza dipende in tutto e per tutto dalla nostra educazione e dalla paura che abbiamo di noi stessi. Il caos significa respingere tutto ciò che si è appreso, significa essere se stessi."
    — Emil Cioran, Lo scrupolo della decenza (via antiumanistica)
     

  9. "L’errore fondamentale sta sempre nel fissare la coscienza – invece che come strumento e dettaglio della vita complessiva – come criterio, come stato sommamente pregevole della vita: insomma l’errata prospettiva dell’a parte ad totum. Perciò tutti i filosofi mirano istintivamente a fantasticare di una coscienza universale, di una comune vita e volontà coscienti di tutto ciò che accade, di uno “spirito”, di un “Dio”. Ma bisogna dir loro che proprio per questo l’esistenza diventa una mostruosità; che un “Dio” e un sensorio universale sarebbero assolutamente qualcosa per cui si dovrebbe condannare l’esistenza… Proprio l’avere noi eliminato la coscienza totale che pone fini e mezzi, costituisce il nostro grande sollievo – in tal modo cessiamo di dover essere pessimisti… Il nostro maggior rimprovero all’esistenza era l’esistenza di Dio…"
    — Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi autunno 1887 (via antiumanistica)
     
  10. “Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri.”

    Cesare Pavese, “Il Mestiere di vivere”, 15 maggio 1939.

    (Source: tacitestelle, via utpicturapoesis-94)